Crema di peperone al curry

12 apr

Vi ricordate dei crostini con i peperoni arrostiti di cui vi avevo parlato? Ecco, in quel post accennavo anche a una crema realizzata con gli stessi peperoni, prima di marinarli… e quindi eccola qua!
Dico subito che questa ricetta non è mia ma di Marco Bianchi, più volte da me citato perchè ho imparato a conoscerlo e lo adoro, cerco spesso di seguire i suoi consigli e di preparare cibi “belli e buoni”.

Salsa impiattata
In questo caso, sempre per la famosa cena a due, ho pensato di fare una versione alternativa e salutare della salsa messicana, per poi abbinarla a dei nachos (di farina di mais bianco, senza glutine e meravigliosamente buoni!).
La ricetta di Marco Bianchi mi ha ispirato subito, l’ho modificata solo leggermente e tadaaaaaaaaaaan: si è rivelata strepitosa e adattissima all’abbinamento pensato!
Fra l’altro è di una semplicità incredibile, quindi da fare e rifare, per riempirsi di carotenoidi, potassio e vitamina C… ma anche di gusto!

Ingredienti:
4 grosse falde di peperoni arrostiti (anche surgelati vanno bene, basta lasciarli scongelare e scolarli dall’acqua che produrranno)
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
100 g di yogurt greco magro
1 cucchiaino (anche abbondante) di curry
1/2 scalogno
1 pizzico di sale

Procedimento:

Ingredienti per la crema
Niente di più facile: mettete tutti gli ingredienti in un contenitore e frullateli… fatto!

Salsa al peperone
A questo punto potete impiattare la crema come ho fatto io, se volete una presentazione “mexican style” d’effetto, oppure usarla – come suggerisce Marco – per condire crostini o riso venere… ma potete anche inventare voi nuovi utilizzi.

Salsa e nachos

Che ne dite? Non è l’antipasto perfetto per le cene estive che stanno per arrivare?
Io credo che d’ora in poi terrò sempre in freezer qualche peperone arrostito… non si sa mai! :D

Crostini con peperoni arrostiti marinati

18 mar

Qualche settimana fa ho dovuto (con gioia) preparare una cena per due… mi è stato chiaro fin da subito quale sarebbe stato l’ingrediente principale degli antipasti: il peperone, per cui lui va pazzo. :)

L’ho utilizzato in due modi: il primo sono questi crostini gustosi e – al contrario di ciò che si potrebbe pensare – digeribilissimi; il secondo è una cremina di peperone di cui vi parlerò più avanti. Entrambe le ricette richiedevano come base i peperoni arrostiti, quindi vi spiegherò come realizzare anche quelli – è più semplice del previsto!

Crostini coi peperoni

In realtà questa cena ha avuto una lunga e faticosa gestazione, nel senso che la sera prima della data prestabilita mi son messa ad arrostire i peperoni e a spellarli con tanto amore… poi alla fine del lavoro mi sentivo un po’ strana, mi sono provata la febbre e avevo 38.5! Il giorno dopo ancora peggio, quindi cena saltata e peperoni prontamente infilati in freezer: si sono conservati benissimo. Vi racconto questo dettaglio per dire che entrambe le ricette che vi racconterò potete anche prepararle (almeno parzialmente) in anticipo e poi sfoderarle all’occorrenza… credetemi: saranno apprezzate!Ah, la cena ovviamente è stata solo rimandata a un paio di settimane dopo… ed è andata benissimo. :)

Ma ora occupiamoci delle cose importanti: ecco a voi la ricetta per questi coloratissimi crostini ai peperoni!

Ingredienti:
2 peperoni (uno rosso e uno giallo) più o meno della stessa grandezza
olio
sale
peperoncino
paprika
aceto bianco
maggiorana fresca
pane

Procedimento:

Peperoni crudi
Innanzi tutto è necessario arrostire i peperoni: lavateli bene e appoggiateli così come sono, interi e asciutti, su una teglia ricoperta di carta forno. Cuocete in forno già caldo a 250° per circa 40 minuti, girandoli più o meno ogni 10 minuti con l’aiuto di pinze o spatole. Abbiate cura di posizionarli abbastanza vicini al grill, diciamo a circa 5/10 centimetri, in modo che si “sbruciacchino” meglio.

Peperoni arrostiti
Una volta cotti, inserite i peperoni ancora caldi in un sacchettino da freezer e chiudetelo bene. Lasciateli riposare almeno 15 minuti, o comunque finchè non diventano tiepidi e maneggiabili: questo passaggio farà sì che espellano l’umidità che contengono e consentirà alla pelle di staccarsi bene. L’ultimo passaggio necessario è infatti quello di spellarli e pulirli eliminando picciolo, semi e parte bianca interna.

Peperoni nel sacchetto
Fatto questo, quando le falde di peperone si saranno raffreddate, ponetele in un recipiene e conditele con un’emulsione di olio e spezie. Io ho usato quello che vedete sopra, cioè – oltre all’olio – una puntina di aceto, un po’ di sale, peperoncino, paprika dolce e qualche fogliolina di maggiorana fresca. Cercate di cospargere uniformemente il condimento sui peperoni, poi coprite il contenitore e lasciate marinare almeno per qualche ora. Io, come vi ho detto, ho dovuto mettere in freezer il tutto… una volta estratto e lasciato scongelare dolcemente in frigorifero, era ancora perfetto e i peperoni si erano ben impregnati di sapore.

Peperoni conditiPoco prima di servire i crostini, tagliate i peperoni a listarelle e scaldateli un attimo nel microonde, poi serviteli su fette di pane tostato e ancora caldo.

Vi garantisco che questo antipasto è veramente gustoso e incredibilmente leggero… i peperoni, senza buccia, restano molto più digeribili anche per chi di solito ha qualche problema. Ma il sapore c’è tutto!
Inoltre è una ricetta semplicissima e personalizzabile anche per chi deve mangiare senza glutine, basta usare del pane che non ne contenga – come ho fatto io col pane con grano saraceno e semi vari.

Crostino in primo piano
A testimonianza del fatto che i vostri ospiti gradiranno questi crostini, vi dico che il goloso per cui ho preparato questa cena ne ha mangiati sei e poi ha voluto finire tutti i peperoni marinati che erano rimasti!
Provate e non ve ne pentirete…

Ripubblicazione di “Blinis di grano saraceno e settimana della consapevolezza dell’endometriosi”

6 mar

Ripropongo questo post dell’anno scorso, perchè di nuovo ci troviamo nel pieno della settimana della consapevolezza dell’endometriosi… la decima, che finirà domenica 9 marzo!

immagine_di_riferimento_1800325_639915756044425_1111737039_n“Endo… che?!?!?!” – potreste rispondere voi… ecco, lo scopo principale di questa settimana è proprio quello di far sapere al mondo cosa sia l’endometriosi.
Per farla breve, l’endometriosi è una malattia cronica poco conosciuta, nonostante sia diffusissima (per dire, in Italia colpisce circa 3 milioni di donne), dovuta alla presenza anomala di endometrio in altri organi al di fuori dell’utero. Questo tessuto “delocalizzato”, col passare del tempo, crea cisti, aderenze, cicatrici interne che possono portare ad enormi danni all’apparato urinario, all’intestino, agli organi riproduttivi ed in casi estremi anche a reni, fegato e così via. Ovviamente, questi tessuti si infiammano periodicamente e causano forti dolori, anche durante i rapporti, eventuali fastidi intestinali o urinari, oltre che stanchezza cronica, per cui la malattia risulta essere – per la maggior parte delle donne – fortemente invalidante.
Come dicevo all’inizio, l’endometriosi è una malattia cronica per la quale non è stata ancora individuata una terapia definitiva. I trattamenti elettivi, al momento, sono la chirurgia (per asportare cisti, aderenze e focolai già presenti) e la terapia estroprogestinica o gli ormoni induttori di menopausa precoce per fermare l’attività dell’apparato riproduttivo e placare così lo sviluppo dell’endometriosi. Ma sono fin troppo frequenti i casi di ragazze che non hanno ancora raggiunto i 30 anni e che si sono già sottoposte a svariati interventi non risolutivi…
Se volete approfondire la questione, vi rimando al sito dell’APE Onlus, un’associazione di donne con l’endometriosi che – per dirne una – ha organizzato una manifestazione che avrà luogo a Roma il 15 marzo, e alla quale potete unirvi se volete aiutarci a rompere il silenzio che avvolge questa malattia!

Quando sono stata operata, la mia (fantastica) compagna di stanza mi ha fatto giungere all’orecchio che esistono delle “direttive” sull’alimentazione da seguire se si ha l’endometriosi. Appena tornata a casa dall’ospedale, ho ordinato online il libro “Endometriosis – a key to healing and fertility through nutrition” di Dian Mills e Michael Vernon, che spiega molto approfonditamente perchè questo genere di malattia altamente infiammante sia strettamente correlata all’alimentazione ed alla digestione.
Da lì, e da altri suggerimenti, sono venuta a sapere che, ad esempio, chi soffre di endometriosi farebbe bene ad evitare gli alimenti contenenti glutine, le carni rosse, gli affettati, i grassi saturi, gli zuccheri raffinati, il latte bovino e i suoi derivati, il cioccolato (ahimè), la caffeina, l’alcol… e che invece dovrebbe aumentare il consumo di frutta secca, semi, legumi, pesci grassi ricchi di omega 3, frutta e verdura crude.
Da allora, cerco di seguire questi suggerimenti… certo, non è che mi ci attenga in modo preciso, però ad esempio ho eliminato gran parte degli alimenti “proibiti” e cerco di sperimentare nuove ricette utilizzando ciò che prima tenevo in secondo piano. Come sapete, negli ultimi due mesi ho anche iniziato a mangiare completamente senza glutine… e sto molto meglio.

La ricetta che voglio ri-presentarvi oggi rienta proprio fra i miei esperimenti: si tratta dei blinis di grano saraceno.

Blinis conditi

I blinis sono delle specie di pancakes preparati utilizzando, per l’appunto, questa particolare farina dal gusto forte – che in Italia è diffusa soprattutto nelle zone alpine – e dal colore scuro, che non contiene glutine.
E’ un piatto originario dell’Europa dell’est; in origine era considerato un simbolo del sole (per via della forma rotonda) e veniva cucinato alla fine dell’inverno per celebrare l’arrivo della primavera. Tutto questo l’ho scoperto dopo averli preparati, ma guarda caso questi giorni sono davvero impregnati di sole e spirito primaverile…
I blinis possono essere mangiati sia in versione dolce che salata: l’impasto è neutro, dipende poi da come lo si condisce. Per renderli dolci credo sia ottima una marmellata di lamponi, oppure – allontanandosi dalla tradizione – il mio adorato sciroppo d’acero o un bello strato di Nutella. La versione salata classica invece prevede salmone affumicato e panna acida, ma si possono usare anche creme di funghi, formaggi, o – come nel mio caso – un pesto classico che ci sta veramente bene!

Blinis da vicino

Passiamo alla ricetta vera e propria, che ho parlato fin troppo!

Ingredienti (per circa 8 blinis medio-grandi):
150 g di farina di grano saraceno
3 uova
225 g di latte
12 g di lievito di birra in polvere
1 cucchiaino di bicarbonato
1 pizzico di sale
1 goccio d’olio per ungere la padella

Procedimento:
Sciogliete il lievito di birra nel latte intiepidito, poi lasciatelo raffreddare prima di unirlo alla farina. In seguito aggiungete al composto i tuorli sbattutti con un pizzico di sale ed amalgamate il tutto fino ad ottenere una pastella liscia. Lasciate riposare per mezz’ora.

Pastella pre-lievitazione
Pastella pre-lievitazione
Pastella post-lievitazione
Pastella post-lievitazione

Nel frattempo, montate a neve gli albumi e – passata la mezz’ora – incorporateli alla pastella lievitata con un movimento dal basso verso l’alto per evitare che si smontino.
A questo punto io ho lasciato riposare la pastella un’altra oretta, ma potete anche usarla subito.
Per cuocere i blinis, ungete leggermente una padella antiaderente eliminando l’eccesso di olio con un foglio di carta assorbente, fatela scaldare e poi versate un mestolino di pastella. Cuocete un paio di minuti e, quando sulla superficie compariranno delle bollicine, girate e terminate la cottura per un altro paio di minuti.

Pila di blinis
Condite come più vi piace – io ne ho preparato uno col classico pesto di basilico e l’altro con salmone affumicato ed una mousse di panna montata e parmigiano.

Un’amante dei pancakes come me non può non apprezzare una ricetta del genere! Se per caso siete intolleranti al glutine ma morite dalla voglia di addentare un pancake, questi blinis fanno decisamente al caso vostro… il grano saraceno, che ha un suo sapore caratteristico, non è troppo invadente in questo caso, per cui anche se non ne siete grandi estimatori potete provarli e credo ne rimarrete soddisfatti.
La consistenza è spugnosa ed adattissima ad accogliere uno sciroppo, secondo me… infatti penso proprio che i blinis rimasti da ieri verranno presto affogati e divorati con goduria! :D
Ma anche queste due versioni salate sono piaciute un sacco sia a me che alla family… esperimento riuscito, a tutta salute! :)

Blinis conditi 2

ps: Informazione gratuita per chi è di Ravenna o zone limitrofe – domenica 9 marzo sarò a Cercia ai magazzini del sale con un tavolo informativo proprio sull’endometriosi. Se passate a salutarmi mi fa molto piacere! :)

pps: Se volete, vi chiedo gentilmente di diffondere questo post per informare e sensibilizzare più gente possibile… nel mio piccolo, vorrei contribuire alla settimana della consapevolezza dell’endometriosi utilizzando questo mezzo. Spero che anche voi possiate coglierne lo spirito e decidere di partecipare attivamente alla rottura di questo silenzio.
Perchè, sapete, ci siamo un po’ stufate di sentirci chiedere sempre: “Endo… CHE?!?!?!”

Banana bread senza glutine… strabuono!

15 feb

Continuano le mie sperimentazioni in questo nuovo mondo della cucina senza glutine… stavolta vi propongo un banana bread, dolce americano che amo e di cui vi avevo già parlato.
La ricetta non è mia – non conosco ancora abbastanza le farine glutenfree per buttarmi senza paracadute – ma viene da qui, anche se come al solito l’ho modificata un pochino.

Banana bread dall'alto

Premessa: questo banana bread è qualcosa di spaziale… a parte il profumo spettacolare, anche il sapore e la consistenza lo sono! Zero differenze rispetto a un dolce fatto con farine tradizionali… anzi, vi dirò che questa ricetta mi ha convinto anche di più rispetto a quella che usavo prima!
…e quindi andiamo al sodo con la preparazione: prendete appunti mi raccomando!

Ingredienti:
230 g di farina mix glutenfree
150 g di zucchero di canna
6 g di lievito vanigliato per dolci
3 banane molto mature
110 g di olio di semi
2 uova
1 tazza di noci pecan (o altra frutta secca, o gocce di cioccolato, o anche niente… fate voi!)

Procedimento:
Schiacciate le banane con una forchetta o frullatele con un frullatore ad immersione, poi unite l’olio e le uova e sbattete con le fruste elettriche.

Ingredienti secchiIn un altro recipiente, mischiate gli ingredienti secchi (farina, zucchero, lievito, noci), poi aggiungeteli a quelli liquidi continuando ad amalgamare con le fruste.

Banana bread pronto per essere infornato
Versate il composto in uno stampo da plumcake e cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 50 minuti.Lasciate intiepidire il dolce nello stampo e sformatelo solo quando è abbastanza freddo, per non rischiare di romperlo.

Banana bread appena sfornato
Per conservarlo, basta che lo teniate in frigorifero in un contenitore col coperchio… il mio ha resistito circa una settimana (perchè ho vietato a tutti di toccarlo, altrimenti sarebbe sparito nel giro di mezza giornata) ed è rimasto perfetto. La mattina, basta tagliarsene un paio di fette e riscaldarle in un tostapane o in una padellina antiaderente… sentirete l’aroma che si sprigiona immediatamente nell’aere!

Banana bread impiattato

Fidatevi: questo dolce è veramente da provare, che voi abbiate un problema col glutine o meno.
Dire che è buono sarebbe riduttivo… e in più fa anche bene al nostro corpo: niente grassi idrogenati, tanto potassio dalle banane, omega 3 e altri olii essenziali dalle noci… cosa volete di più?

Fetta
Assaggiatelo e poi sono certa che, come me, vorrete mangiarlo a colazione, a merenda, dopo cena, al posto del pranzo… e così via! :D

Crackers croccanti senza glutine e senza lievito

9 feb

…e così ti ritrovi a mangiare senza glutine. O almeno ci provi, e ormai è già quasi un mese di astinenza totale. Sto sensibilmente meglio, quindi continuo imperterrita. Però a volte mi prende una fame atavica… sapete di quelle fami placabili solo coi carboidrati? Ma non è che possa spendere un capitale in prodotti confezionati, e allora ne approfitto per sperimentare. La cosa che più mi manca è il pane, e a tavola per lo meno un suo sostituto lo voglio avere. Allora ho gironzolato un pochino in internet alla ricerca di una ricetta di crackers, in modo da preparare qualcosa che potesse mantenersi almeno per qualche giorno.
Li ho trovati sul blog della Banda dei Broccoli e ho deciso di provarli… per fortuna!

Sono crackers croccanti, versatili, facilissimi da preparare e che si mantengono a lungo. Ovviamente vanno benissimo anche per chi il glutine lo mangia tranquillamente ma vuole provare qualcosa di diverso!

Cracker impiattati

Ecco come preparare la mia versione, leggermente personalizzata.

Ingredienti:
150 g di farina di riso
50 g di farina di grano saraceno
150 g di acqua
40 g di olio extra vergine di oliva
2 g di sale
1 cucchiaino di curry
semi di papavero
semi di sesamo nero

Procedimento:
Ingredienti
In una boule mischiate gli ingredienti secchi (farine, sale e curry – o qualsiasi altra spezia vi piaccia… io voglio provarli anche con la paprika!), poi aggiungete l’acqua tiepida e l’olio alternandoli. Aiutatevi con una forchetta, poi continuate a mano ma senza togliere l’impasto dalla boule. Se necessario aggiungete acqua o farina di riso.
Impasto
Mettete l’impasto fra due fogli di carta forno e stendetelo sottilissimo – ma sottilissimo eh! Intendo circa 1 mm di spessore… Poi spolverizzatelo con un pochino di sale e ricopritelo con qualche manciata di semini – io ho usato sesamo nero e papavero.
Impasto steso e ricoperto di semi
Cuocete in forno preriscaldato a 175° per circa 5 minuti, poi estraete le teglie e tagliate i cracker. Reinfornate e continuate a cuocere per almeno altri 5 minuti.

Come ho scritto prima, questi cracker sono uno snack veramente gustoso e interessante… oltre che molto versatili perchè potete prepararli praticamente come vi pare, usando spezie diverse ma anche erbe aromatiche, sali aromatizzati o altri tipi di semi.

Cracker da vicino
Questi, nello specifico, mi sono piaciuti molto perchè il curry li rendeva leggermente piccantini – e l’abbinamento coi semi di papavero era semplicemente perfetto!
Sono ottimi sia come spezzafame che da mangiare a tavola al posto del pane… da rifare, insomma! :)

Crackerino

Ceci al pesto di salvia con pomodori secchi (ricetta di Marco Bianchi)

15 gen

Vi avevo detto che a Natale abbiamo sperimentato ricette nuove, ricordate?
Ecco, oltre alla red velvet cake senza uova e senza glutine abbiamo provato anche un paio di antipasti di Marco Bianchi… come sarebbe a dire “chi è Marco Bianchi”?! Andate a leggere due parole su di lui qui, oppure sbirciate un’altra sua ricettina qui… così, giusto per avere un’idea.

Quella che vi propongo oggi, a differenza delle due appena linkate, è la ricetta per un antipasto più che mai bello e buono. Sebbene fosse anticonvenzionale, soprattutto su una tavola natalizia solitamente iper-tradizionalista, è stato spazzolato in pochi minuti da tutta la mia famiglia e io che, non essendomene accorta, la sera avrei voluto cenare con gli avanzi di questo piatto, ho dovuto constatare che era piaciuto troppo a tutti e non ce n’era rimasta nemmeno l’ombra.

Antipasto dall'alto

Di cosa si tratta? Di ceci al vapore conditi con pesto di salvia e serviti con una julienne di pomodori secchi sott’olio… che, oltre ad essere come vi dicevo veramente molto MOLTO gustosi, si rivelano anche una fonte incredibile di nutraceutici: questo antipasto contiene fibre, proteine, fosforo, calcio e antiossidanti. Meglio di così! Ecco quindi come prepararlo.

Ingredienti per 8/10 persone:
500 g di ceci già lessati (potete usare quelli che trovate in scatola, controllando che siano di buona qualità, oppure partire dai ceci secchi e cuocendoli voi)
10 pomodori secchi sott’olio (circa)
4 mazzetti di salvia
100 g di pinoli
100 g circa di ricotta di capra
1 spicchio d’aglio
olio extravergine di oliva q.b.

Procedimento:
In un mixer, unite la salvia (lavata e asciugata bene), i pinoli, l’aglio e la ricotta. Iniziate a frullare aggiungendo l’olio a filo e fermandovi quando vi sembra che il composto sia abbastanza cremoso.

Ceci e pesto
Sciacquate i ceci (se sono quelli in scatola, altrimenti cuoceteli e lasciateli raffreddare) e metteteli in una terrina, poi conditeli col pesto di salvia appena ottenuto. Infine tagliate i pomodori secchi sott’olio a julienne e usateli per decorare la terrina di ceci.

Julienne di pomodori secchi sott'olio

Notate che in questa preparazione non c’è aggiunta di sale!

Marco Bianchi propone questa ricetta nel suo libro sugli antipasti, ma effettivamente se lo abbinate ad un piattino di riso o pasta integrale ottenete un piatto unico davvero speciale… saporito al punto giusto, equilibrato sia nel sapore che nell’apporto nutrizionale, fonte di ottime proteine vegetali – oltre a tutto il resto, e incredibilmente, semplicemente BUONO.

Antipasto pronto
Provare per credere!

Ripubblicazione di “Jumbo donut alla banana e sciroppo d’acero” per il contest “Un anno di colazioni: il ciambellone”

13 gen

Qualche mese fa ho fatto un acquistone: un doppio stampo di silicone per fare jumbo donuts! Un’americanata che ho trovato su un sito e mi ha subito conquistato… in pratica te lo spacciano come lo stampo più fantastico del mondo, con cui potrai fare ciambelle grandi 27 volte le normali donuts (avete presente le classiche ciambelline americane che Homer mangia da mattina a sera nei Simpson?) e così diventerai l’eroe dei tuoi amici e il più amato di ogni festa! In sostanza non è altro che un doppio stampo di silicone, per l’appunto, con cui puoi cuocere contemporaneamente due ciambelle che poi unirai per formare un’unica grande donut… niente di trascendentale, ma mi piaceva comunque e me lo sono voluto regalare. :D
Ovviamente due giorni dopo il suo arrivo l’ho inaugurato usando come scusa una cena con amici per il compleanno di uno di loro.

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Non sapevo che impasto scegliere per questo esperimento: me ne serviva uno che rimanesse abbastanza piatto, per non dover poi tagliare via quintali di torta in previsione dell’assemblamento finale… quindi mi sono ricordata delle mie cupcakes alla banana, che erano rimaste perfettamente lisce, e il cui impasto mi era piaciuto da morire.
Poi ho fatto una rapida ricerchina sulle glasse e sono giunta alla conclusione che avrei preparato una ciambella gigante alla banana, con glassa allo sciroppo d’acero e un tocco di Nutella che non fa mai male!

Ciambella dall'alto

Ingredienti:
3 banane
1/2 limone
120 g di burro
180 g di zucchero
3 uova
300 g di farina (metà 0 e metà 00)
4/5 cucchiaini di lievito vanigliato per dolci
(questi sono gli ingredienti per l’impasto, ma se per caso avete lo stesso stampo che ho usato io sappiate che è meglio farne un po’ di più, quindi magari usate 4 banane ed aumentate le dosi di conseguenza)

125 g di zucchero a velo
4 cucchiai di sciroppo d’acero
1 cucchiaio di burro

Nutella

Procedimento:

Ciambella nello stampo
Per quanto riguarda l’impasto della ciambella, trovate tutto il procedimento qui. L’unica cosa che cambia è il tempo di cottura, che ho portato sui 25/30 minuti – ricordatevi di invertire di posizione i due stampi di tanto in tanto.

Ciambelle in raffreddamento
Dopo la cottura, lasciate intiepidire le ciambelle e poi rovesciatele a testa in giù per terminare il raffreddamento (così dovrebbero anche appiattirsi un pò).

Glassa a bagnomaria
Per la glassa, semplicemente mettete in un pentolino lo zucchero a velo, lo sciroppo d’acero ed il burro e sciogliete a bagnomaria. Tenete in caldo finchè non la verserete sulla ciambella.

Ciambella spalmata di Nutella
Quando le ciambelle saranno fredde, tagliate via l’eventuale eccesso di impasto per pareggiarle, e posizionatene una sul piatto di portata. Spalmatela di Nutella, poi adagiatevi sopra la seconda ciambella.

Ciambella
Come ultima cosa versate la glassa calda in modo uniforme – più o meno – e state attenti perchè inizia a rapprendersi subito! Se volete potete aggiungere anche qualche zuccherino colorato come ho fatto io, per ricordare proprio la classica ciambellina americana.

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Il sapore era molto buono, l’abbinamento banana-Nutella-sciroppo d’acero mi piace da matti… ecco: forse potevo mettere un po’ più di Nutella!
L’impasto, visto che contiene un’alta percentuale di frutta, resta molto umido per cui sarebbe meglio consumarlo nel giro di qualche giorno… ma nel mio caso non c’è stato problema, il giorno dopo averla fatta la torta si era già volatilizzata! ;)

Fetta di torta

Con questa ricetta partecipo al contest “Un anno di colazioni: il ciambellone” di Letizia in Cucina in collaborazione con FIMOra.

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